Un mondo naïf

Se ne dicon di parole.

Vodafone: l’unica compagnia telefonica dove ti fai una ricarica e in tutta risposta ti trovi 6 sms in cui tenta di appiopparti qualche promozione random.

L’aurore, Le jour, Le crepuscule & La nuit by William Bouguereau

(Fonte: graciekane, via post-impressionisms)

Noi, ragazzi dello zoo di Unavitagramaeunadomenicauggiosa

Tutto quello che non so dire.

Anche se è tardi ho voluto accendere il pc e buttare giù qualcosa. 

Forse lo avevate intuito dai precedenti post, ma stasera ho fatto per la prima volta in vita mia la cameriera, in un posto nuovo. Io mi conosco, ma ogni volta fingo di essere diversa stavolta. Io mi agito per niente, sono costantemente preoccupata, all’erta, in ansia, angosciata da tutto. Ho scelto questo ristorante perché è in provincia ed è poco frequentato. Un ambiente tranquillo, insomma. Anche quando scelsi l’hotel per lo stage extrascolastico ne scelsi uno in provincia (e pure sulla via del fallimento) perché conosco i miei problemi con l’ansia. Mi è successo con l’hotel, con la maturità, con la scuola guida, mi succede anche quando devo prendere un caffè alle macchinette. Sono arrivata 25 minuti in anticipo. Mi tremavano le mani addirittura. Ho fatto un po’ di cose a casaccio, ma soprattutto sono rimasta a fissare i dipendenti, nascosta dietro il banco pizze. A volte mi è sembrato di sentirli parlare di me. Avranno pensato che sono ritardata, autistica, muta, non so. (se avessi l’Asperger nessuno mai si aspetterebbe niente da me). Spero veramente che l’abbiano pensato, così non mi chiamano più.

Io l’ho detto sin da subito a mia madre, io voglio lavorare per dare una mano, sì, ma fammi lavorare con qualcosa alla mia portata. Io non sono portata per i lavori a diretto contatto con la gente. Ho una certa esperienza a riguardo. All’hotel dove ho fatto stage per due mesi ho passato più ore nascosta in bagno che non dietro al bancone. Guardavo sempre fuori dalla finestra, appena vedevo una macchina entrare nel parcheggio via, mi fiondavo in bagno. Stasera idem, sono stata nascosta dietro al banco, ingombrante, ma quatta quatta. L’unico momento in cui sono stata bene, in cui ho tirato un sospiro di sollievo, in cui ero a mio agio è stato quando ero giù nello scantinato a piegare i tovaglioli asciutti, perché ero da sola.

Una cosa che sapevo, ma che mi preoccupa un po’ è che dò molto a vedere la mia insicurezza. Non pensavo, io cerco sempre di fare meno rumore possibile, di schiacciarmi contro le pareti, di essere il più invisibile possibile. E invece l’allenatore della palestra, dopo avermi visto fare due squat mi ha detto che devo essere più sicura di me e lasciarmi andare, provare. La dottoressa ieri mi ha detto che devo diventare più autonoma. Il direttore stasera mi ha detto che chiaramente non posso lavorare il sabato sera, se non voglio morire. 

Divento sempre tristissima e cupa quando penso a queste cose, a quanto io sia stupida e incapace, a quanti problemi io mi faccia, a quante difficoltà io abbia davanti ad ogni maledetta cosa. Alla mia incapacità di dire “sì, ok, lo faccio, imparo, sono motivata, voglio provare”. Alla mia incapacità di stare nel mondo decentemente. Per quanto io possa sembrare una sfigatiella un po’ svampita e stupidina, in realtà io non mi vedo capace di affrontare nulla. Forse (anzi, sicuramente) è tutto nella testa, sono io che ingigantisco tutto, alla fin fine tutti hanno fatto i camerieri, tutti han preso la patente, tutti han passato la maturità. Chi prima, chi dopo, ma non sono certo la prima persona al mondo. Nessuno nasce imparato e bla bla bla. 

Ma io, nel mondo, proprio non ci so stare. Sarà che sono claustrofobica, che ho bisogno di spazi personali molto ampi, che sono impacciata, che sono introversa, ma che ne so, non sono dio o Freud che posso analizzarmi e definirmi. 

Comunque è diventato un post esageratamente lungo, nel quale volevo solo dire che non sono capace di fare nulla, che ho sempre l’ansia, che ho avuto la tachicardia tutta sera e stavo pure sudando ma non ho chiesto l’acqua, perché se la chiedevo sembrava che stessi morendo di fatica a stare nascosta dietro al banco delle pizze. 

E che stare al mondo è troppo difficile.

Ok, madre, questo è quello che avrei voluto dirti in macchina, alla domanda “com’è andata allora?”. Ma invece, dato che -ve l’avevo mai detto?- al mondo non ci so stare, ho solo mugugnato un “stra ansia cioè è troppo ansia e io non voglio farlo perché stra ansia” e poi mi sono bloccata perché mettersi a piangere perché si ha paura di ogni cosa mi pareva inopportuno. E da disadattati.

Ma io, esattamente, quando faccio la gradassa e dico di voler vivere da sola, quando mi cerco gli appartamenti e li salvo tra i preferiti, quando spavalda faccio le curve in terza, quando sostanzialmente faccio (o dico di voler fare) qualsiasi cosa che sia meno da ameba del solito, ecco, io, ma chi voglio prendere in giro?

Una volta (oh dio, non ho tempo per il post lungo) insomma io non sono capace di fare le cose pratiche, si sa. Mi tiro sempre indietro. 
Vorrei poterlo fare anche adesso.

E io vorrei pagare da sola le bollette ed attivare un mutuo?

Che ansia da prestazione.
Mi sa che qui ci scappa il Lexotan.

E’ tutta questione di prospettiva.

Non si tratta di:
-domani sarei dovuta uscire l’unica volta in tutto l’anno.
-sono malata da una settimana.
-l’idea era di passare il venerdì 17 a dormire per stare meglio domani.
-non sono capace di fare niente.
-non me ne frega niente.

Si tratta di:
-tanto sei abituata.
-posso prendere un’aspirina e pregare il dio Krishna.
-dormirò di più domattina.
-imparerò.
-ho bisogno di soldi.

No. E’ più facile vederla come il solito. La vita fa schifo, odio tutti, l’actifed fa schifo, non voglio mettere cose della mia taglia.

In due è amore
in tre è una festa

Nella foto: l’hipster che mentre viene fotografato finge di guardare altrove, il camaleonte asiatico e una sardina nera con le antenne.

La mia mobilia poco abbinata, la mia borsa di tela che si sta sbregando (reg.).