Un mondo naïf

A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata.

quantocostaunadomanda ha detto:: Quali sono le cose che hai preferito e quali quelle che hai detestato in ognuno dei diversi periodi scolastici (elementari, medie, superiori e per chi ci è arrivato/ha percorso questa strada anche l'università)?

Alle superiori ho odiato prendere il bus alla mattina insieme ad una ragazza che abitava in fondo alla mia via. Era sempre in ritardo, per colpa sua dovevamo correre ogni volta, faceva l’artistico e quando usciva tutta trafelata con gli orecchini in mano mi toccava tenerle la cartellina (enorme - inizio a pensare che di notte trafugasse il Guernica (forse era in ritardo per quello)). Ascoltava musica oscena e si faceva tinte imbarazzanti perché “all’artistiko noi facciamo kuello ke vogliamo!!11!”. Disegnava solo manga e li ricopiava pure male.

Ho odiato economia aziendale, la mia classe, le macchinette sempre pienissime, il preside dell’ultimo anno, l’ora di educazione fisica. Mi è piaciuta la seconda e anche la terza, mi piaceva stare in classe a merenda e mi piacevano le mie amiche quando giudicavano gli altri con lo sguardo. Mi è piaciuta l’ultima cena di classe con i professori. Mi è piaciuto l’esame di maturità, quando una tizia che mi ha snobbato per 5 anni era dietro di me voleva che le suggerissi la formula, e io ho alzato la testa, mi sono sporta un po’ indietro e altrettanto sottovoce le ho detto “ma anche no”. 

Alle medie ho odiato il voler a tutti i costi far parte di un gruppo, il mio morboso attaccamento verso una ragazza che credevo fosse la mia migliore amica, ho odiato i maschi in piena crisi ormonale. Ho odiato il fatto che in seconda media dovessi già portare un reggiseno vero. 
Mi piacevano le ore di musica.

Alle elementari ho odiato la mia maestra, che per qualche strano motivo ero diventata la sua cocca e non mi lasciava in pace un secondo. Ho odiato quando mi ha chiesto il nome di mia mamma per usarlo come esempio in una frase e non sapevo cosa dire, perché mia mamma ha due nomi, e tutti hanno riso perché pensavano che non sapessi il nome di mia mamma. Mi piaceva la mia classe e la ricreazione.

L’università passo.

Il 31 d’agosto
C’è una storia che nasce
E un’estate che muore.

(Fonte: Spotify)

bardotinmotion:

A 19-year-old Brigitte Bardot. Isn’t she simply lovely?

bardotinmotion:

A 19-year-old Brigitte Bardot. Isn’t she simply lovely?

(via 60s-doll)

quantocostaunadomanda ha detto:: Quali erano i tuoi sogni da bambina? Hai fatto di tutto per poterli realizzare o, crescendo, li hai accantonati come velleità infantili?

Avevo tantissimi progetti, più che sogni veri e propri. Non ho mai avuto un lavoro dei sogni o una casa dei sogni o cose del genere, avevo il progetto della mia super casa tecnologica e grandissima con la mia migliore amica dell’epoca, il progetto di cosa studiare alle superiori con la mia migliore amica dell’epoca, il progetto di fare un lavoro comune, come la parrucchiera o la barista.  

Non ho concluso niente, erano palesemente dei progetti fittizi ed irreali, nessuno ha abbastanza soldi per concretizzare la nostra casa dei sogni, ne sono sicura. Neanche quella che ha scritto Harry Potter o Bill Gates. Avevamo anche l’ascensore. A parte l’indirizzo di studi non ho realizzato nessun progetto, e comunque anche l’indirizzo l’ho realizzato solo in parte.

La cosa di fare progetti improbabili mi è rimasta.

asaphluccas:

It’s Just Another Day; by Asaph Luccas.

I was inspired by Paul McCartney’s Another Day and the time I was feeling so shitty that I wasn’t able to go outside.

asaphluccas:

It’s Just Another Day; by Asaph Luccas.

I was inspired by Paul McCartney’s Another Day and the time I was feeling so shitty that I wasn’t able to go outside.

quantocostaunadomanda ha detto:: Come cantano i Righeira in una loro celebre canzone, "L'estate sta finendo e un anno se ne va", a te cos'è maggiormente rimasto impresso di questa estate? O di tutto l'anno finora passato?

La mia indipendenza. Ho sempre pensato di non essere per niente una persona indipendente, che senza qualcuno su cui appoggiarmi non sarei mai stata in grado di fare qualcosa. Ma qualsiasi cosa, anche nelle cose più stupide, come andare in bagno da sola al bar, ordinare un drink oppure stare da sola in un locale, erano cose che fino a poco fa a me sembravano giganti. Ho imparato a guidare la macchina, cosa che fino a qualche mese fa reputavo impensabile. Faccio brevissimi tragitti, ma li faccio. Mi aggrappo alla porta con entrambe le mani e prego in arabo che nessuno entri, ma sto in bagno da sola. Sto ferma come un palo con sguardo beota, ma sto da sola in un locale. Ho imparato ad ordinare il drink giusto senza entrare in panico e senza dimenticarmi la parola “gin lemon”. So fare il caffè con la moka. So chiedere alle persone di aiutarmi con la valigia, invece di chiedere a qualche conoscente di chiedere ad altre persone.

Sono cose sciocchissime, ma che non ho mai fatto perché convinta che non ne sarei stata in grado. Mi sono anche offerta di chiamare io il piadinaro a domicilio, però ero contenta quando la mia amica ha detto “lo faccio io, tu apparecchia”.

Sono sul regionale veloce e un bambino nei sedili dietro sta urlando come un ossesso, mentre la madre si limita a dire “shh shh”/ “dai basta shh”. Piena di odio accendo l’ipod in shuffle. Subsonica - Colpo di pistola.

Coincidenze? Io non credo. (p.s. lo sento anche con le cuffie).